Gentili colleghe e colleghi,
avrete senza dubbio seguito le vicende della FIAT e del voto a Mirafiori.
Esse pongono un problema che investe tutti i lavoratori e non solo gli operai, perchè assieme a quello di Pomigliano si tratta di un precedente pesante, che se incontrastato diventerà modello per tutte le relazioni sindacali del lavoro privato e pubblico.
Dopo la FIAT infatti la Fincantieri (di proprietà pubblica) si avvia a seguire lo stesso modello di relazioni industriali e di regolamentazione e organizzazione del lavoro: uscita da Confindustria, elusione del contratto nazionale, accreditamento dei soli sindacati che si piegano alle politiche scelte dalla dirigenza.
La domanda è: la genuina natura di un Sindacato può sopravvivere a questo tipo e livello di compromessi?
Appoggiata da tutta la CGIL, la FIOM, il principale sindacato che non ha piegato la testa di fronte al ricatto di Marchionne, ha indetto uno sciopero nazionale dei metalmeccanici per il 28 gennaio 2011.
Sciopero che ha ottenuto una grande adesione con manifestazioni in tutte le regioni italiane.
La protesta è motivata dala difesa del contratto nazionale, dei posti di lavoro e della nostra dignità di lavoratori e del diritto a lavorare in sicurezza
Continueremo a chiedere che la crisi non la paghino solo i lavoratori (e tra loro per primi precari, i giovani e le donne), ma che il costo sia condiviso anche da chi continua nonostante tutto a fare profitti sulle spalle di chi lavora (per esempio si consideri l'impennata in borsa del titolo FIAT alla notizia della risicata vittoria del Sì a Mirafiori).
Accanto alla CGIL e alla FIOM è presente una galassia di movimenti, alcuni sindacati di base, e semplici cittadini, che hanno compreso che di fronte al pericolo di una distruzione generalizzata di diritti e di strumenti democratici con cui noi lavoratori possiamo difendere la nostra dignità di persone, si devono mettere da parte particolarismi, invidie e rancori politici e sindacali, distinguo e sofismi degni di miglior causa.
Oggi più che mai è necessario procedere "Uniti contro la crisi", per evitare che il prezzo della crisi lo paghino i più deboli, i lavoratori, quelli che hanno già pagato i guadagni di chi la crisi l'ha contribuita a creare in nome del "Profitto ad ogni costo".
Non ci sono scuse che tengano, non si può nascondersi con la scusa dell'ineluttabilità del processo in atto (perchè ineluttabile non è) o trovare un alibi per l'Aventino, giustificandosi con ricostruzioni faziose e imprecise di eventi di lustri fa.
Oggi siamo di fronte a una marea che dobbiamo arginare senza se e senza ma, uniti a chi è disposto a spendersi. Chi si chiama fuori, invece, abbia almeno il coraggio di ammetterlo.
Come FLC-CGIL abbiamo sostenuto lo sciopero del 28 gennaio: non essendo giornata di sciopero per il nostro comparto, in tutta Italia la nostra sigla ha inviato delegazioni in sostegno alle manifestazioni della FIOM, assieme a tutte le altre categorie della CGIL, ai movimenti, ai precari, agli studenti agli altri sindacati che ci stanno.
Anche da Trieste è partita una delegazione della FLC-CGIL per Udine, sede della manifestazione in regione.
Ricordiamoci che uniti si vince, divisi si cade!
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giovedì 3 febbraio 2011
giovedì 26 marzo 2009
A proposito di promesse fatte e non mantenute...
Il Ministro Brunetta smentisce le norme sottoscritte da Cisl e Uil nei contratti del secondo biennio.
Pubblichiamo il comunicato della segreteria nazionale sulle norme contenute nel Decreto Legge 5/2009 (il cosiddetto decreto Auto) in discussione in parlamento. Il Ministro Brunetta ha presentato un emendamento che vanifica la promessa del recupero del taglio del 10% operato sul salario accessorio con la legge 133/08 tanto sbandierato dai sindacati che hanno firmato i rinnovi contrattuali dei bienni economici 2008/2009 dei settori pubblici.
Roma, 24 marzo 2009__________________
Comunicato della Segreteria Nazionale della FLC Cgil
La FLC Cgil ha sostenuto tra le ragioni per un giudizio negativo sui contratti del secondo biennio economico 2008-2009 dell'Università e della Ricerca il mancato ripristino delle risorse del salario accessorio tagliate con la legge finanziaria 133 dello scorso anno.
Come è noto infatti l'incremento del 3,2% previsto dai contratti 2008-2009 oltre ad essere molto al di sotto dell'inflazione reale, viene ulteriormente annullato dal taglio del 10% operato sui fondi del salario accessorio a partire dal 2009
Le OOSS che hanno firmato quelle intese hanno citato a propria difesa, nei loro comunicati, la parte dei contratti in cui si richiama l'impegno del Governo a "recuperare, sulla base di apposite disposizioni di legge, entro il 30 giugno i tagli ai fondi di cui all'art 67 comma 4 della legge 133".
Abbiamo sempre sostenuto che questo impegno del Governo non sarebbe stato mantenuto ed i fatti ci stanno dando ragione!
Infatti, nel corso della discussione parlamentare del Decreto Legge 5/2009 (il cosiddetto decreto Auto) è stato inserito un articolo che prevede, da parte del Governo un decreto per ridefinire i criteri ed i parametri di misurabilità dei risultati nella Pubblica Amministrazione, ai fini dell'erogazione del salario accessorio, senza contrattazione sindacale e con le risorse ridotte del 10% come previsto dalla Legge 133.
L'articolo in questione consente solo di recuperare le eventuali economie con riferimento ai fondi previsti da leggi speciali, che non riguardano, però, Università e Ricerca.
Nel contempo si interviene pesantemente ed in modo unilaterale a determinare i criteri di utilizzo del salario accessorio.
Anche questi fatti confermano il giudizio negativo, sostenuto, peraltro in questi giorni dal voto di migliaia di lavoratori nell'Università, dei contratti sul secondo biennio 2008-2009 firmati da CISL e UIL.
Si trattava e si tratta, come la FLC Cgil sostiene da tempo, di contratti a perdere.
Pubblichiamo il comunicato della segreteria nazionale sulle norme contenute nel Decreto Legge 5/2009 (il cosiddetto decreto Auto) in discussione in parlamento. Il Ministro Brunetta ha presentato un emendamento che vanifica la promessa del recupero del taglio del 10% operato sul salario accessorio con la legge 133/08 tanto sbandierato dai sindacati che hanno firmato i rinnovi contrattuali dei bienni economici 2008/2009 dei settori pubblici.
Roma, 24 marzo 2009__________________
Comunicato della Segreteria Nazionale della FLC Cgil
La FLC Cgil ha sostenuto tra le ragioni per un giudizio negativo sui contratti del secondo biennio economico 2008-2009 dell'Università e della Ricerca il mancato ripristino delle risorse del salario accessorio tagliate con la legge finanziaria 133 dello scorso anno.
Come è noto infatti l'incremento del 3,2% previsto dai contratti 2008-2009 oltre ad essere molto al di sotto dell'inflazione reale, viene ulteriormente annullato dal taglio del 10% operato sui fondi del salario accessorio a partire dal 2009
Le OOSS che hanno firmato quelle intese hanno citato a propria difesa, nei loro comunicati, la parte dei contratti in cui si richiama l'impegno del Governo a "recuperare, sulla base di apposite disposizioni di legge, entro il 30 giugno i tagli ai fondi di cui all'art 67 comma 4 della legge 133".
Abbiamo sempre sostenuto che questo impegno del Governo non sarebbe stato mantenuto ed i fatti ci stanno dando ragione!
Infatti, nel corso della discussione parlamentare del Decreto Legge 5/2009 (il cosiddetto decreto Auto) è stato inserito un articolo che prevede, da parte del Governo un decreto per ridefinire i criteri ed i parametri di misurabilità dei risultati nella Pubblica Amministrazione, ai fini dell'erogazione del salario accessorio, senza contrattazione sindacale e con le risorse ridotte del 10% come previsto dalla Legge 133.
L'articolo in questione consente solo di recuperare le eventuali economie con riferimento ai fondi previsti da leggi speciali, che non riguardano, però, Università e Ricerca.
Nel contempo si interviene pesantemente ed in modo unilaterale a determinare i criteri di utilizzo del salario accessorio.
Anche questi fatti confermano il giudizio negativo, sostenuto, peraltro in questi giorni dal voto di migliaia di lavoratori nell'Università, dei contratti sul secondo biennio 2008-2009 firmati da CISL e UIL.
Si trattava e si tratta, come la FLC Cgil sostiene da tempo, di contratti a perdere.
Roma, 24 marzo 2009
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domenica 15 febbraio 2009
Venerdì 20 febbraio: assemblea e referendum sul modello contrattuale e Contratto Università 2008-09
La FLC-CGIL dell'università di Trieste organizza:
VENERDI' 20 FEBBRAIO
ASSEMBLEA DI TUTTO IL PERSONALE DELL'ATENEO
(APERTA A TUTTI GLI INTERESSATI)
SEDE CENTRALE AULA M
DALLE 13.00 alle 14.30
VENERDI' 20 FEBBRAIO
ASSEMBLEA DI TUTTO IL PERSONALE DELL'ATENEO
(APERTA A TUTTI GLI INTERESSATI)
SEDE CENTRALE AULA M
DALLE 13.00 alle 14.30
Parleremo del Contratto Università (biennio economico 2008-2009) e dell'accordo del 22 gennaio sul nuovo modello contrattuale: due accordi a perdere.
Verranno spiegate le ragioni che hanno portato la CGIL a non firmare.
Dell'accordo separato parlerà Adriano Sincovich, segretario generale della Nuova Camera del Lavoro di Trieste (CGIL).
Al termine dell'assemblea apriremo le urne: la CGIL chiede alle lavoratrici e ai lavoratori di esprimere tramite il voto la loro opinione in merito ai due accordi.
Non è giusto che scelte così importanti vengano fatte senza coinvolgere chi ne subirà le conseguenze!
Verranno spiegate le ragioni che hanno portato la CGIL a non firmare.
Dell'accordo separato parlerà Adriano Sincovich, segretario generale della Nuova Camera del Lavoro di Trieste (CGIL).
Al termine dell'assemblea apriremo le urne: la CGIL chiede alle lavoratrici e ai lavoratori di esprimere tramite il voto la loro opinione in merito ai due accordi.
Non è giusto che scelte così importanti vengano fatte senza coinvolgere chi ne subirà le conseguenze!
La settimana del 23-27 febbraio apriremo i seggi all'università per più giorni: tutti hanno il diritto di esprimersi in merito!
Partecipate all'assemblea, votate e fate votare!
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mercoledì 11 febbraio 2009
Siamo Tutti Complici d'Impresa (di Sasha Colautti, RSU FIOM in Wartsila)
In 30 minuti esatti, nella serata di Giovedì 22 Gennaio, CISL UIL, CONFSAL e UGL hanno sottoscritto ed approvato la riforma del modello contrattuale assieme alla CONFINDUSTRIA ed al GOVERNO. Il CCNL viene irrimediabilmente indebolito, negli integrativi aziendali sarà “vietata” la quota fissa e gli aumenti saranno legati esclusivamente alla redditività dell’azienda.
E’ inutile dire che i segretari di CISL, UIL, CONFSAL ed UGL si immaginano un altro sindacato. Il sindacato collaborazionista, quello che, a detta del presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, deve far diventare il lavoratore un “complice d’impresa”.
Ora è fatta. Siamo tutti complici d’impresa.
Quello che mi chiedo è che cosa faranno gli iscritti di CISL, UIL, UGL e CONFSAL adesso. Che cosa ne pensano del fatto che i loro sindacati hanno deciso (senza nemmeno interpellarli attraverso il referendum) di firmare un accordo che riduce il loro salario e lega la contrattazione di secondo livello ESCLUSIVAMENTE alla redditività dell’azienda? Perché CISL e UIL non hanno organizzato assemblee per spiegare che cosa si stava per firmare?
Ho fatto una summa d’alcuni interessanti articoli presi dal coordinamento RSU e “il pane e le rose” che trattano l’argomento e che secondo me danno una visione sistematica dell’accordo, e che daranno a voi degli elementi di valutazione decisamente obiettivi. In realtà basterebbe leggere l’accordo firmato per rendersi conto di quanto sia indifendibile.
Link ai documenti
Ho letto da qualche parte che la Presidente della Confindustria Emma Marcegaglia ha tentato, in un incontro durato cinque ore, di convincere Epifani a firmare la riforma dei contratti già accettata dalle altre confederazioni. Cinque ore alla fine delle quali Epifani ha confermato il no della Cgil.
Mi è venuto da pensare: perchè la Confindustria vuole a tutti i costi la firma della CGIL? Certamente non si tratta di un’organizzazione filantropica che chiede ai possibili beneficiari della sua generosità di accettarla! Sappiamo bene come gli accordi di oggi peggioreranno le condizioni generali del rapporto di lavoro e con i meccanismi già adottati con la legge trenta si creeranno i presupposti per sostanziali decurtazioni dei minimi salariali nelle regioni e nelle aziende. Inoltre avanza il processo di scardinamento dell'art.18 e dei contratti a tempo indeterminato. Oggi nasce una specie di diritto sindacale che è sopratutto diritto delle aziende alle quali bisognerà piegarsi dopo essere stati spogliati di ogni possibile tutela e possibilità di resistenza sindacale o legale.
Non si fa gran fatica a dimostrare l'assurdità dell'accordo separato firmato da Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Confindustria.
Da oggi il riferimento non sarà più l'inflazione programmata (che già faceva acqua da tutti i buchi) ma un'altra cosa che però ancora non si capisce bene cosa sia ... infatti l'accordo dice:
"per la dinamica degli effetti economici si individuerà un indicatore della crescita dei prezzi al consumo assumendo per il triennio - in sostituzione del tasso di inflazione programmata - un nuovo indice previsionale costruito sulla base dell’IPCA (l’indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l’Italia), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. L’elaborazione della previsione sarà affidata ad un soggetto terzo"
Ciò che appare comunque evidente è che il riferimento all'inflazione reale (già ridotta a richiamo solo nominale da quando è stata abolita la scala mobile) è andata definitivamente a farsi benedire ... scomparsa anche dal lessico sindacalese.
I nostri salari potranno forse recuperare qualcosa dell'aumento del costo della vita (dubito), ma non tutto in quanto depurato dagli effetti dei prezzi dei beni energetici importanti (elettricità e petrolio si presume) sull'inflazione ... ossia da quanto incide per almeno la metà sui processi inflazionistici.
L'accordo ci dice inoltre che a decidere di quanto dovranno aumentare i nostri salari sarà d'ora in poi un "soggetto terzo" che, da quanto si capisce, non sarà più il Governo tramite le leggi finanziarie (e già così…) ma probabilmente un soggetto di ricerche economiche, magari (sicuramente) un ufficio studi che sicuramente già lavora per banche e per diversi degli imprenditori iscritti a Confindustria.
L'altra perla dell'accordo è che il salario variabile legato alla contrattazione decentrata sarà ancor più di prima (dell'accordo del 23 luglio) subordinato ai risultati di produttività, redditività, recupero efficienza delle imprese e con l'aggiunta che la sua erogazione viene ora esplicitamente subordinata ad un'azionedel Governo che garantisca per ogni lira di salario variabile erogato corrispondenti sgravi fiscali e risparmi contributivi a favore delle imprese (e quindi .. a carico della collettività).
Cisl, Uil, Confsal e Ugl cantano vittoria ma non si capisce su cosa, e sarà difficile che vengano a spiegarcelo nei luoghi di lavoro. Se pensiamo alle urla di dolore di Bonanni di solo pochi mesi fa riguardo all'insorgere di una "emergenza salariale" ci rimane difficile pensare con quali argomentazioni il segretario della Cisl potrebbe venire a convincerci in assemblea.
Non certo con il suo famoso e recente "Basta col salario a prescindere"…
Certo non con gli argomenti di Angeletti che, in piena overdose di entusiasmo ha declamato ..."per la prima volta si considera il salario non come la derivata di rapporti politici tra sindacati, imprese e governo, ma come la derivata del lavoro" ... che è come dire che il salario non deve corrispondere ai bisogni che il lavoratore deve soddisfare ma a quanto lavoro è disponibile a fare in più.
Neppure con gli argomenti della Polverini (UGL) che dichiara come ... "L'accordo raggiunto sulla riforma del modello contrattuale rappresenta un contribuito che le organizzazioni dei lavoratori danno per la risoluzione della crisi" .... come dire che la questione dell'emergenza salariale era tutta una bufala e che il problema principale è solo lavorare di più ed accontentarsi.
In fin dei conti non esiste alcun ragionamento propriamente "sindacale" che loro riescono ad sciorinare per giustificare la bontà e l'urgenza di questo accordo. L'unica cosa che spiega questa loro decisione è quanto da loro stessi dichiarato e cioè che si è finalmente annullato il cosiddetto “conflitto” sindacale.
Una considerazione assai peregrina in realtà. Un rapporto non conflittuale ma collaborativo sottintende l'esistenza di un rapporto paritetico tra le parti. Orbene l'accordo firmato da Cisl, Uil e Ugl ha come obiettivo principale il sostegno alla produttività e redditività di impresa. Il lavoro, e le sue aspettative normative e salariali compaiono nell'accordo solo come elementi subordinati all'impresa ed ai suoi obiettivi. Difficile quindi pensare ad un rapporto collaborativo tra due interessi, dei quali il secondo è esplicitamente dichiarato subordinato al primo.
Già in partenza l'accordo sancisce, anche sul piano concettuale, l'evidenza di uno scambio diseguale.
Verificata la debolezza e la non sussistenza di ragioni "sindacali" (anche delle più moderate) viene fuori lampante ciò che veramente Cisl, Uil e Ugl apprezzano dell'accordo e cioè il riconoscimento di ruolo che viene dato alle loro burocrazie da Governo e Confindustria.
Cisl, Uil, Confsal e Ugl aderiscono (per interesse loro) ad un modello negoziale imperniato sulla progressiva eutanasia del contratto nazionale, sulla riduzione programmata dei salari, su una contrattazione integrativa limitata ad un'area ristretta di lavoratori e di lavoratrici, subordinata ad un aumento della fatica, delle ore lavorate e legata alle performance dei bilanci aziendali e a defiscalizzazioni concesse dallo Stato.
Coscientemente aderiscono alla rampante deriva neocorporativa che impone anche la trasformazione dei modelli sindacali, compromettendone l'autonomia, prefigurando un sindacato consociativo che sostituisce la contrattazione con una rete infinita di commissioni bilaterali che escludono la partecipazione diretta dei lavoratori alla discussione ed alla decisione su come affrontare e risolvere i loro bisogni, delegando invece tutto ad una presunta specializzazione degli apparati e delle burocrazie di cui i lavoratori saranno chiamati (solo) a fidarsi.
Per me tutto questo è a dir poco sconcertante.
La Confindustria, con la complicità di questi sindacati, approfitta della crisi per portare fino in fondo l’attacco al contratto nazionale di lavoro. L’accordo separato sul sistema contrattuale apre la via alla totale flessibilità del salario; minaccia ancora di più la salute dei lavoratori con il vincolo della produttiva del salario; estende la precarietà e l’incertezza dei diritti; mette in discussione i principi fondamentali dell’iniziativa sindacale e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
La gravità della crisi e dell’attacco ai diritti apre una fase nuova e dà spazio e valore a una linea sindacale conflittuale e antagonista. Vogliono eliminare il conflitto sociale, ma dovranno raccoglierne una quantità tale da sconfiggere il loro disegno: quello di far pagare a noi la loro crisi.
E’ inutile dire che i segretari di CISL, UIL, CONFSAL ed UGL si immaginano un altro sindacato. Il sindacato collaborazionista, quello che, a detta del presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, deve far diventare il lavoratore un “complice d’impresa”.
Ora è fatta. Siamo tutti complici d’impresa.
Quello che mi chiedo è che cosa faranno gli iscritti di CISL, UIL, UGL e CONFSAL adesso. Che cosa ne pensano del fatto che i loro sindacati hanno deciso (senza nemmeno interpellarli attraverso il referendum) di firmare un accordo che riduce il loro salario e lega la contrattazione di secondo livello ESCLUSIVAMENTE alla redditività dell’azienda? Perché CISL e UIL non hanno organizzato assemblee per spiegare che cosa si stava per firmare?
Ho fatto una summa d’alcuni interessanti articoli presi dal coordinamento RSU e “il pane e le rose” che trattano l’argomento e che secondo me danno una visione sistematica dell’accordo, e che daranno a voi degli elementi di valutazione decisamente obiettivi. In realtà basterebbe leggere l’accordo firmato per rendersi conto di quanto sia indifendibile.
Link ai documenti
Ho letto da qualche parte che la Presidente della Confindustria Emma Marcegaglia ha tentato, in un incontro durato cinque ore, di convincere Epifani a firmare la riforma dei contratti già accettata dalle altre confederazioni. Cinque ore alla fine delle quali Epifani ha confermato il no della Cgil.
Mi è venuto da pensare: perchè la Confindustria vuole a tutti i costi la firma della CGIL? Certamente non si tratta di un’organizzazione filantropica che chiede ai possibili beneficiari della sua generosità di accettarla! Sappiamo bene come gli accordi di oggi peggioreranno le condizioni generali del rapporto di lavoro e con i meccanismi già adottati con la legge trenta si creeranno i presupposti per sostanziali decurtazioni dei minimi salariali nelle regioni e nelle aziende. Inoltre avanza il processo di scardinamento dell'art.18 e dei contratti a tempo indeterminato. Oggi nasce una specie di diritto sindacale che è sopratutto diritto delle aziende alle quali bisognerà piegarsi dopo essere stati spogliati di ogni possibile tutela e possibilità di resistenza sindacale o legale.
Non si fa gran fatica a dimostrare l'assurdità dell'accordo separato firmato da Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Confindustria.
Da oggi il riferimento non sarà più l'inflazione programmata (che già faceva acqua da tutti i buchi) ma un'altra cosa che però ancora non si capisce bene cosa sia ... infatti l'accordo dice:
"per la dinamica degli effetti economici si individuerà un indicatore della crescita dei prezzi al consumo assumendo per il triennio - in sostituzione del tasso di inflazione programmata - un nuovo indice previsionale costruito sulla base dell’IPCA (l’indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l’Italia), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. L’elaborazione della previsione sarà affidata ad un soggetto terzo"
Ciò che appare comunque evidente è che il riferimento all'inflazione reale (già ridotta a richiamo solo nominale da quando è stata abolita la scala mobile) è andata definitivamente a farsi benedire ... scomparsa anche dal lessico sindacalese.
I nostri salari potranno forse recuperare qualcosa dell'aumento del costo della vita (dubito), ma non tutto in quanto depurato dagli effetti dei prezzi dei beni energetici importanti (elettricità e petrolio si presume) sull'inflazione ... ossia da quanto incide per almeno la metà sui processi inflazionistici.
L'accordo ci dice inoltre che a decidere di quanto dovranno aumentare i nostri salari sarà d'ora in poi un "soggetto terzo" che, da quanto si capisce, non sarà più il Governo tramite le leggi finanziarie (e già così…) ma probabilmente un soggetto di ricerche economiche, magari (sicuramente) un ufficio studi che sicuramente già lavora per banche e per diversi degli imprenditori iscritti a Confindustria.
L'altra perla dell'accordo è che il salario variabile legato alla contrattazione decentrata sarà ancor più di prima (dell'accordo del 23 luglio) subordinato ai risultati di produttività, redditività, recupero efficienza delle imprese e con l'aggiunta che la sua erogazione viene ora esplicitamente subordinata ad un'azionedel Governo che garantisca per ogni lira di salario variabile erogato corrispondenti sgravi fiscali e risparmi contributivi a favore delle imprese (e quindi .. a carico della collettività).
Cisl, Uil, Confsal e Ugl cantano vittoria ma non si capisce su cosa, e sarà difficile che vengano a spiegarcelo nei luoghi di lavoro. Se pensiamo alle urla di dolore di Bonanni di solo pochi mesi fa riguardo all'insorgere di una "emergenza salariale" ci rimane difficile pensare con quali argomentazioni il segretario della Cisl potrebbe venire a convincerci in assemblea.
Non certo con il suo famoso e recente "Basta col salario a prescindere"…
Certo non con gli argomenti di Angeletti che, in piena overdose di entusiasmo ha declamato ..."per la prima volta si considera il salario non come la derivata di rapporti politici tra sindacati, imprese e governo, ma come la derivata del lavoro" ... che è come dire che il salario non deve corrispondere ai bisogni che il lavoratore deve soddisfare ma a quanto lavoro è disponibile a fare in più.
Neppure con gli argomenti della Polverini (UGL) che dichiara come ... "L'accordo raggiunto sulla riforma del modello contrattuale rappresenta un contribuito che le organizzazioni dei lavoratori danno per la risoluzione della crisi" .... come dire che la questione dell'emergenza salariale era tutta una bufala e che il problema principale è solo lavorare di più ed accontentarsi.
In fin dei conti non esiste alcun ragionamento propriamente "sindacale" che loro riescono ad sciorinare per giustificare la bontà e l'urgenza di questo accordo. L'unica cosa che spiega questa loro decisione è quanto da loro stessi dichiarato e cioè che si è finalmente annullato il cosiddetto “conflitto” sindacale.
Una considerazione assai peregrina in realtà. Un rapporto non conflittuale ma collaborativo sottintende l'esistenza di un rapporto paritetico tra le parti. Orbene l'accordo firmato da Cisl, Uil e Ugl ha come obiettivo principale il sostegno alla produttività e redditività di impresa. Il lavoro, e le sue aspettative normative e salariali compaiono nell'accordo solo come elementi subordinati all'impresa ed ai suoi obiettivi. Difficile quindi pensare ad un rapporto collaborativo tra due interessi, dei quali il secondo è esplicitamente dichiarato subordinato al primo.
Già in partenza l'accordo sancisce, anche sul piano concettuale, l'evidenza di uno scambio diseguale.
Verificata la debolezza e la non sussistenza di ragioni "sindacali" (anche delle più moderate) viene fuori lampante ciò che veramente Cisl, Uil e Ugl apprezzano dell'accordo e cioè il riconoscimento di ruolo che viene dato alle loro burocrazie da Governo e Confindustria.
Cisl, Uil, Confsal e Ugl aderiscono (per interesse loro) ad un modello negoziale imperniato sulla progressiva eutanasia del contratto nazionale, sulla riduzione programmata dei salari, su una contrattazione integrativa limitata ad un'area ristretta di lavoratori e di lavoratrici, subordinata ad un aumento della fatica, delle ore lavorate e legata alle performance dei bilanci aziendali e a defiscalizzazioni concesse dallo Stato.
Coscientemente aderiscono alla rampante deriva neocorporativa che impone anche la trasformazione dei modelli sindacali, compromettendone l'autonomia, prefigurando un sindacato consociativo che sostituisce la contrattazione con una rete infinita di commissioni bilaterali che escludono la partecipazione diretta dei lavoratori alla discussione ed alla decisione su come affrontare e risolvere i loro bisogni, delegando invece tutto ad una presunta specializzazione degli apparati e delle burocrazie di cui i lavoratori saranno chiamati (solo) a fidarsi.
Per me tutto questo è a dir poco sconcertante.
La Confindustria, con la complicità di questi sindacati, approfitta della crisi per portare fino in fondo l’attacco al contratto nazionale di lavoro. L’accordo separato sul sistema contrattuale apre la via alla totale flessibilità del salario; minaccia ancora di più la salute dei lavoratori con il vincolo della produttiva del salario; estende la precarietà e l’incertezza dei diritti; mette in discussione i principi fondamentali dell’iniziativa sindacale e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
La gravità della crisi e dell’attacco ai diritti apre una fase nuova e dà spazio e valore a una linea sindacale conflittuale e antagonista. Vogliono eliminare il conflitto sociale, ma dovranno raccoglierne una quantità tale da sconfiggere il loro disegno: quello di far pagare a noi la loro crisi.
di Sasha Colautti (RSU FIOM-CGIL, Wartsila, Trieste)
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lunedì 4 agosto 2008
Contratto Nazionale Università: firmata l'ipotesi di intesa
Dal sito della FLC-CGIL nazionale:
Da oggi oltre 54.000 lavoratori dell'università hanno finalmente il contratto per il quadriennio normativo 2006-2009 e per il biennio economico 2006-2007.
E' stata, infatti, sottoscritta all'ARAN un'ipotesi di accordo in tal senso.
Dopo ben 31 mesi dalla sua scadenza grazie all'impegno costante, all'iniziativa ed al lavoro paziente della FLC Cgil, insieme alle altre Organizzazioni Sindacali confederali, si chiude una tormentata vicenda che riguarda i Tecnici, gli Amministrativi, i Lettori/Collaboratori Esperti Linguistici e quanti lavorano nelle aziende ospedaliere universitarie.
L'incremento salariale medio previsto è pari a 98,69 euro medi mensili, in linea con gli altri contratti pubblici sottoscritti fino ad ora.
Pur a fronte di questo importante risultato retributivo è ancora più urgente – vista l'attuale dinamica economica – lo stanziamento di maggiori risorse economiche a favore del lavoro dipendente.
Significativi i risultati ottenuti per quanto riguarda l'ampliamento della contrattazione integrativa, a sostegno dell'autonomia universitaria e del ruolo del lavoro in questo processo; il rafforzamento di un sistema di carriere e valorizzazione professionale del personale.
Il contratto appena sottoscritto offre strumenti adeguati e di natura pattizia per valorizzare l'impegno di migliaia di lavoratori e di lavoratrici dell'Università a sostegno del ruolo decisivo ed irrinunciabile dell'Università pubblica nel nostro Paese, contro qualsiasi ipotesi di privatizzazione e di svendita del nostro patrimonio culturale.
L'Università italiana, nonostante il periodo estivo, è nel pieno di un'ampia mobilitazione a difesa della sua natura pubblica che ha già visto lo svolgimento di decine di iniziative in tutti gli atenei italiani protagonisti i tecnici, gli amministravi ed i lettori dell'Università oltre che i docenti ed i ricercatori.
A settembre, a fianco della consultazione e del voto dei lavoratori sull'ipotesi contrattuale appena sottoscritta, dovranno crescere di tono le iniziative contro gli effetti negativi sull'Università del D.L 112 per sfociare in una campagna di scioperi e manifestazioni le più unitarie possibile se il governo non recederà dai propri intenti aprendo un tavolo di confronto con le forze sociali.
Da oggi oltre 54.000 lavoratori dell'università hanno finalmente il contratto per il quadriennio normativo 2006-2009 e per il biennio economico 2006-2007.
E' stata, infatti, sottoscritta all'ARAN un'ipotesi di accordo in tal senso.
Dopo ben 31 mesi dalla sua scadenza grazie all'impegno costante, all'iniziativa ed al lavoro paziente della FLC Cgil, insieme alle altre Organizzazioni Sindacali confederali, si chiude una tormentata vicenda che riguarda i Tecnici, gli Amministrativi, i Lettori/Collaboratori Esperti Linguistici e quanti lavorano nelle aziende ospedaliere universitarie.
L'incremento salariale medio previsto è pari a 98,69 euro medi mensili, in linea con gli altri contratti pubblici sottoscritti fino ad ora.
Pur a fronte di questo importante risultato retributivo è ancora più urgente – vista l'attuale dinamica economica – lo stanziamento di maggiori risorse economiche a favore del lavoro dipendente.
Significativi i risultati ottenuti per quanto riguarda l'ampliamento della contrattazione integrativa, a sostegno dell'autonomia universitaria e del ruolo del lavoro in questo processo; il rafforzamento di un sistema di carriere e valorizzazione professionale del personale.
Il contratto appena sottoscritto offre strumenti adeguati e di natura pattizia per valorizzare l'impegno di migliaia di lavoratori e di lavoratrici dell'Università a sostegno del ruolo decisivo ed irrinunciabile dell'Università pubblica nel nostro Paese, contro qualsiasi ipotesi di privatizzazione e di svendita del nostro patrimonio culturale.
L'Università italiana, nonostante il periodo estivo, è nel pieno di un'ampia mobilitazione a difesa della sua natura pubblica che ha già visto lo svolgimento di decine di iniziative in tutti gli atenei italiani protagonisti i tecnici, gli amministravi ed i lettori dell'Università oltre che i docenti ed i ricercatori.
A settembre, a fianco della consultazione e del voto dei lavoratori sull'ipotesi contrattuale appena sottoscritta, dovranno crescere di tono le iniziative contro gli effetti negativi sull'Università del D.L 112 per sfociare in una campagna di scioperi e manifestazioni le più unitarie possibile se il governo non recederà dai propri intenti aprendo un tavolo di confronto con le forze sociali.
Roma, 1 agosto 2008
Risorse online:
Testo dell'accordo
Dichiarazione a verbale della FLC-CGIL
Tabella per il calcolo degli arretrati
Commento della FLC-CGIL
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Contratto Nazionale,
Università
lunedì 12 maggio 2008
Assemblea nazionale degli Insegnanti Universitari di Lingua Madre (Lettori, ex Lettori, Cel)
Riportiamo, il verbale dell'assemblea dei lettori tenuta a Roma il 6 maggio 2008.
Coordinatori dell'assemblea: Joëlle Casa e Wolfango Pirelli segretari nazionali FLC CGIL
Assemblea aperta a tutti gli IULM delle università
Presenti: 80 Insegnanti Universitari di Lingua Madre e alcuni rappresentanti sindacali, provenienti da vari Atenei.
Joëlle Casa ripercorre, illustrando il contenuto della cartella consegnata ad ogni singolo partecipante, le iniziative della FLC CGIL in questi ultimi tre anni da quando era coordinatrice nazionale ad oggi e le azioni intraprese a livello nazionale ed europeo sul piano normativo, sindacale e professionale. Ritiene indispensabile lavorare contemporaneamente sia sulla parte contrattuale con un'area specifica (quindi fuori dagli articoli 51 e 22) all'interno del comparto università, riservato al personale contrattualizzato, con mansionario, orario e parte economica equiparata al ricercatore confermato a tempo pieno che sullo status all'interno della terza fascia della docenza con il nuovo parlamento e la commissione cultura.
E' altrettanto importante riprendere la contrattazione integrativa in tutti gli atenei italiani per avvicinarsi il più possibile all'obiettivo economico nazionale; questo, per fortuna, sta avvenendo, con grande partecipazione degli IULM, in molti atenei e Joëlle ricorda la piena disponibilità della FLC CGIL nazionale a partecipare ai lavori di elaborazione dei contratti o ad eventuali incontri necessari per sensibilizzare le RSU, le amministrazioni o i Rettori, fermo restando la completa autonomia delle strutture territoriali e degli IULM che devono costruire un contratto d'ateneo in linea con la realtà dell'università in cui insegnano.
Ricorda a tale proposito che l'ultima sentenza della CGE ha stabilito il trattamento economico minimo applicabile (ricercatore confermato a tempo definito) e che due sentenze della Cassazione, quindi italiane, hanno stabilito che la legge 63 del 2004 riguarda tutte le università italiane e non solo le sei delle sentenze CGE. Inoltre, l'ultima sentenza di Urbino conferma l'impostazione della FLC CGIL e cioè che non vi è nessuna distinzione fra lettori e cel e che i diritti degli uni sono quelli degli altri, cosa che la FLC CGIL dice da tempo, dato che queste due figure svolgono le stesse mansioni, fianco a fianco in tutte le università italiane, e che a parità di mansioni spetta parità di trattamento per un semplice fatto di non discriminazione.
Joëlle Casa esprime preoccupazione per il demansionamento della categoria in atto in alcuni Atenei, in particolare a Viterbo, essendo il rettore di Viterbo il segretario della CRUI e quindi il nostro interlocutore al tavolo dell'ARAN. In pochi casi per fortuna, perché la FLC CGIL si è subito adoperata al blocco di tale processo, le amministrazioni universitarie fanno ricorso alla nuova denominazione di "tecno-cel", riferibile sulla carta a personale con funzioni di esercitatore ed assistente allo studio privo dunque di funzioni didattiche ma che, nella realtà, svolge la stessa attività dei lettori/cel e viene inquadrato da tecnico con minor costo per le amministrazioni; insomma, per l'ennesima volta si cerca di sfruttare intellettualmente delle persone senza riconoscere loro la professionalità ed il giusto trattamento economico aggiungendo, se ce n'era bisogno, una nuova lotta fra poveri ed altra discriminazione.
Il demansionamento si configura anche attraverso il divieto di svolgere lezioni frontali, il ricorso massiccio alla pratica del cosiddetto "studio assistito" (una sorta di tutorato che sostituirebbe l'insegnamento frontale), alla pratica dell'"e-learning", alla pratica del "test on line" e più in generale alla separazione effettiva tra l'insegnante e lo studente. Laddove lo studente non ha un contatto visivo e fisico con l'insegnante, l'insegnante potrebbe "non esistere", essere un "fantasma".
Assieme alla preoccupazione Casa esprime l'ottimismo e la speranza, forte della consapevolezza che in diversi Atenei la categoria è riuscita a firmare contratti decentrati soddisfacenti. Si tratta di realtà sempre più numerose e, Joëlle, sollecita i presenti ad intraprendere la strada della contrattazione integrativa d'ateneo.
Casa invita tutti, insegnanti e sindacalisti, a far pressione sulle singole amministrazioni d'Ateneo affinché si arrivi a firmare contratti migliorativi, che saranno poi utili per giungere a un buon contratto nazionale della categoria. Si tratta in sostanza di raggiungere il riconoscimento del lavoro di insegnante con la valorizzazione dell'esperienza acquisita (inserimento nelle classi di anzianità), la separazione dal personale tecnico-amministrativo, l'equiparazione economica alla figura del ricercatore confermato a tempo pieno per un impegno di 500 ore come tempo pieno.
Wolfango Pirelli informa sulla situazione della trattativa con l'ARAN per il rinnovo del contratto nazionale Università. L'iniziale atto di indirizzo dell'ARAN è stato compattamente respinto come assolutamente improponibile da CGIL, da CISL e da UIL. Pirelli, con soddisfazione, comunica che l'ARAN ha preso atto della posizione dei sindacati e senza preclusioni si è impegnata ad approfondire la questione, ma la buona notizia è che per la prima volta, dopo un pressing di mesi da parte della FLC CGIL, nel conteggio della massa salariale sono stati inseriti Lettori e Cel. Questo per il futuro eviterà l'annoso conflitto tra la categoria degli Insegnanti Universitari e quella del PTA. Rimane comunque lo scoglio della mancanza di un accordo sull'utilizzo di tali risorse. In caso di impossibilità a trovare tale accordo, le forze sindacali hanno già dichiarato pubblicamente la loro intenzione di proclamare lo stato di agitazione dei lavoratori dell'università.
Pirelli illustra la strategia della FLC CGIL in vista dei prossimi incontri di trattativa con l'ARAN. In sostanza, giungere a creare prima possibile un'area specifica per la categoria con orario, mansionario e parte economica, rinviando la definizione di queste tre parti a una successiva sequenza contrattuale in cui si potrà avere più forza di azione e più autonomia dal resto del comparto ed evitare quindi qualsiasi costrinzione finale nefasta per la categoria.
Joëlle Casa ripete che l'obiettivo della FLCGIL è quello di giungere a breve ad una figura di Insegnante Universitario di Lingua Madre contrattualizzato nel comparto Università, in una Area Specifica sganciata dal Personale Tecnico Amministrativo. Casa ricorda che quella dei Lettori/Cel è al momento l'unica categoria in Italia priva di un mansionario su contratto nazionale, mansionario che si è perciò sempre costretti a definire in sede di contratto decentrato, con le inevitabili frammentazioni e differenze che ne derivano e che indeboliscono i lavoratori.
Prendono la parola gli insegnanti, che espongono ai colleghi e ai sindacalisti la situazione normativa e professionale in cui si trovano a lavorare. Gli interventi mostrano realtà molto diverse tra loro. In alcuni atenei (Bari, Lecce, Salerno) i lavoratori sono in stato di agitazione e si limitano ad applicare il mansionario presente nel loro contratto decentrato, mansionario che non prevede didattica frontale, ma solo assistenza allo studio. In alcuni atenei il contratto è soddisfacente, anche grazie a lunghe e meticolose trattative con le amministrazioni, e grazie alla sensibilità del Rettore (SienaStranieri, Roma Sapienza, Firenze, Venezia). In alcuni atenei (Verona) il Rettore ha espresso ufficialmente (nero su bianco) la solidarietà alla categoria, e si è impegnato per la ricerca di soluzioni nell'ambito della CRUI. Purtroppo, rimane la realtà di molti atenei in cui il Rettore è chiuso nella negazione alla categoria dei più elementari diritti professionali ed economici, e in questi casi la categoria è in forte sofferenza. Non mancano voci critiche nei confronti della FLCGIL, rivolte soprattutto all'assenza nel passato di un vero sostegno alla categoria e soprattutto a comportamenti poco comprensibile nella gestione della trattativa dell'ultimo CCNL Università, in cui la questione dei Lettori/Cel fu sganciata dal contratto nazionale complessivo, rimandata a una sequenza contrattuale successiva, e poi trascurata, quindi risolta in modalità che poco sono piaciute alla base, provocando tra le altre cose la perdita di un biennio economico e la negazione di qualsiasi funzione didattica.
Wolfango Pirelli dopo aver ascoltato con attenzione le testimonianze della base, propone un percorso che raccolga le diversità in una strategia comune e condivisibile.
1. Tutta la FLC CGIL, a livello sia nazionale che locale, non deve avere soltanto un ruolo di appoggio alla lotta della categoria dei Lettori/Cel, deve farsi carico di iniziative, avere un ruolo attivo e dinamico. Deve proporre, organizzare e realizzare, essere un motore di azioni.
2. Il Contratto Nazionale rimane e deve essere l'elemento forte e trainante della trattativa e, a questo, si dovranno aggiungere i contratti integrativi dei singoli atenei. Attualmente il CCNL non è sufficiente, occorre quindi averlo in tempi rapidi e con una struttura forte, in modo da dargli il ruolo di spinta e guida per i contratti locali.
3. L'atto di indirizzo proposto dall'ARAN non è accettabile, neppure come punto di partenza per una discussione. Ma è importante ricordarsi che l'atto di indirizzo non è il contratto. Ci sono tanti nodi da sciogliere compreso quello sui lettori/cel e così com'è questa proposta della controparte è irricevibile. L'ipotesi più sensata rimane quindi quella delle sequenze contrattuali. Per la prima volta infatti nel monte salari c'è la voce "Lettori e Cel", anche se adesso non è possibile affrontare la questione dell'assetto. La strategia proposta dalla FLC CGIL è la seguente:
a) gli incrementi salariali si avrebbero subito per tutto il personale dell'Università;
b) si toglierebbe dal CCNL questioni che altrimenti lo bloccherebbe;
c) in una sequenza contrattuale specifica si giungerebbe alla soluzione auspicata anche grazie al sostegno compatto delle forze sindacali e dei lavoratori tutti dell'Università.
Nel frattempo la CRUI avrebbe il tempo e il modo di riaprire una discussione interna sulla questione Lettori/Cel, vista anche l'apparente e nuova disponibilità di alcuni Rettori a sostenere le richieste della categoria.
Joëlle Casa e Wolfango Pirelli riassumono le azioni condivise:
- In caso di mobilitazione a seguito di una chiusura della CRUI e della sua ostinazione a considerare gli insegnanti di lingua come parte del PTA, la prossima forte iniziativa sarà davanti all'Università di Viterbo.
- Le iniziative territoriali sono da condividere, da coordinare e da considerare vere risorse e apprezzabili momenti di solidarietà per l'intera categoria.
- Incontri regionali con RSU, lettori/cel, comitati degli iscritti e responsabili delle strutture saranno organizzati sul territorio allo scopo di sensibilizzare, coordinare e mobilitare se necessario l'insieme della FLC CGIL.
- La categoria in ogni ateneo deve attivarsi, anche presso la sede FLC CGIL o contattando il responsabile dell'università, affinché si scriva rapidamente ai rettori, partendo dal documento della Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Lingue relativo all' Emergenza lingue straniere, per sollecitare un loro impegno a chiedere alla CRUI di spingere ad una soluzione contrattuale che vada nella direzione da noi indicata.
- Sono state individuate tre persone con il compito di riformulare, con valenza nazionale, il documento di Venezia allo scopo di sensibilizzare tutte le associazioni degli studenti sulla questione IUML. La segreteria nazionale s'impegna a farlo recapitare all'UDU.
La FLG CGIL, convinta che l'effettiva rinascita della formazione linguistica universitaria italiana non può che passare attraverso il riconoscimento dell'attività didattica svolta dai lettori e dai cel di lingua madre, s'impegna a proseguire con determinazione la strada intrapresa a tutela, non solo della categoria degli IULM, ma anche degli studenti italiani che hanno diritto ad una formazione linguistica universitaria che permetta loro di competere, in un mercato del lavoro ormai globalizzato, con tutto gli altri giovani europei.
L'assemblea si chiude alle ore 17.00
Il segretario
Maurizio Spagnesi
Insegnante Universitario di Lingua Italiana per Stranieri presso l'Università SienaStranieri
Assemblea aperta a tutti gli IULM delle università
Presenti: 80 Insegnanti Universitari di Lingua Madre e alcuni rappresentanti sindacali, provenienti da vari Atenei.
Joëlle Casa ripercorre, illustrando il contenuto della cartella consegnata ad ogni singolo partecipante, le iniziative della FLC CGIL in questi ultimi tre anni da quando era coordinatrice nazionale ad oggi e le azioni intraprese a livello nazionale ed europeo sul piano normativo, sindacale e professionale. Ritiene indispensabile lavorare contemporaneamente sia sulla parte contrattuale con un'area specifica (quindi fuori dagli articoli 51 e 22) all'interno del comparto università, riservato al personale contrattualizzato, con mansionario, orario e parte economica equiparata al ricercatore confermato a tempo pieno che sullo status all'interno della terza fascia della docenza con il nuovo parlamento e la commissione cultura.
E' altrettanto importante riprendere la contrattazione integrativa in tutti gli atenei italiani per avvicinarsi il più possibile all'obiettivo economico nazionale; questo, per fortuna, sta avvenendo, con grande partecipazione degli IULM, in molti atenei e Joëlle ricorda la piena disponibilità della FLC CGIL nazionale a partecipare ai lavori di elaborazione dei contratti o ad eventuali incontri necessari per sensibilizzare le RSU, le amministrazioni o i Rettori, fermo restando la completa autonomia delle strutture territoriali e degli IULM che devono costruire un contratto d'ateneo in linea con la realtà dell'università in cui insegnano.
Ricorda a tale proposito che l'ultima sentenza della CGE ha stabilito il trattamento economico minimo applicabile (ricercatore confermato a tempo definito) e che due sentenze della Cassazione, quindi italiane, hanno stabilito che la legge 63 del 2004 riguarda tutte le università italiane e non solo le sei delle sentenze CGE. Inoltre, l'ultima sentenza di Urbino conferma l'impostazione della FLC CGIL e cioè che non vi è nessuna distinzione fra lettori e cel e che i diritti degli uni sono quelli degli altri, cosa che la FLC CGIL dice da tempo, dato che queste due figure svolgono le stesse mansioni, fianco a fianco in tutte le università italiane, e che a parità di mansioni spetta parità di trattamento per un semplice fatto di non discriminazione.
Joëlle Casa esprime preoccupazione per il demansionamento della categoria in atto in alcuni Atenei, in particolare a Viterbo, essendo il rettore di Viterbo il segretario della CRUI e quindi il nostro interlocutore al tavolo dell'ARAN. In pochi casi per fortuna, perché la FLC CGIL si è subito adoperata al blocco di tale processo, le amministrazioni universitarie fanno ricorso alla nuova denominazione di "tecno-cel", riferibile sulla carta a personale con funzioni di esercitatore ed assistente allo studio privo dunque di funzioni didattiche ma che, nella realtà, svolge la stessa attività dei lettori/cel e viene inquadrato da tecnico con minor costo per le amministrazioni; insomma, per l'ennesima volta si cerca di sfruttare intellettualmente delle persone senza riconoscere loro la professionalità ed il giusto trattamento economico aggiungendo, se ce n'era bisogno, una nuova lotta fra poveri ed altra discriminazione.
Il demansionamento si configura anche attraverso il divieto di svolgere lezioni frontali, il ricorso massiccio alla pratica del cosiddetto "studio assistito" (una sorta di tutorato che sostituirebbe l'insegnamento frontale), alla pratica dell'"e-learning", alla pratica del "test on line" e più in generale alla separazione effettiva tra l'insegnante e lo studente. Laddove lo studente non ha un contatto visivo e fisico con l'insegnante, l'insegnante potrebbe "non esistere", essere un "fantasma".
Assieme alla preoccupazione Casa esprime l'ottimismo e la speranza, forte della consapevolezza che in diversi Atenei la categoria è riuscita a firmare contratti decentrati soddisfacenti. Si tratta di realtà sempre più numerose e, Joëlle, sollecita i presenti ad intraprendere la strada della contrattazione integrativa d'ateneo.
Casa invita tutti, insegnanti e sindacalisti, a far pressione sulle singole amministrazioni d'Ateneo affinché si arrivi a firmare contratti migliorativi, che saranno poi utili per giungere a un buon contratto nazionale della categoria. Si tratta in sostanza di raggiungere il riconoscimento del lavoro di insegnante con la valorizzazione dell'esperienza acquisita (inserimento nelle classi di anzianità), la separazione dal personale tecnico-amministrativo, l'equiparazione economica alla figura del ricercatore confermato a tempo pieno per un impegno di 500 ore come tempo pieno.
Wolfango Pirelli informa sulla situazione della trattativa con l'ARAN per il rinnovo del contratto nazionale Università. L'iniziale atto di indirizzo dell'ARAN è stato compattamente respinto come assolutamente improponibile da CGIL, da CISL e da UIL. Pirelli, con soddisfazione, comunica che l'ARAN ha preso atto della posizione dei sindacati e senza preclusioni si è impegnata ad approfondire la questione, ma la buona notizia è che per la prima volta, dopo un pressing di mesi da parte della FLC CGIL, nel conteggio della massa salariale sono stati inseriti Lettori e Cel. Questo per il futuro eviterà l'annoso conflitto tra la categoria degli Insegnanti Universitari e quella del PTA. Rimane comunque lo scoglio della mancanza di un accordo sull'utilizzo di tali risorse. In caso di impossibilità a trovare tale accordo, le forze sindacali hanno già dichiarato pubblicamente la loro intenzione di proclamare lo stato di agitazione dei lavoratori dell'università.
Pirelli illustra la strategia della FLC CGIL in vista dei prossimi incontri di trattativa con l'ARAN. In sostanza, giungere a creare prima possibile un'area specifica per la categoria con orario, mansionario e parte economica, rinviando la definizione di queste tre parti a una successiva sequenza contrattuale in cui si potrà avere più forza di azione e più autonomia dal resto del comparto ed evitare quindi qualsiasi costrinzione finale nefasta per la categoria.
Joëlle Casa ripete che l'obiettivo della FLCGIL è quello di giungere a breve ad una figura di Insegnante Universitario di Lingua Madre contrattualizzato nel comparto Università, in una Area Specifica sganciata dal Personale Tecnico Amministrativo. Casa ricorda che quella dei Lettori/Cel è al momento l'unica categoria in Italia priva di un mansionario su contratto nazionale, mansionario che si è perciò sempre costretti a definire in sede di contratto decentrato, con le inevitabili frammentazioni e differenze che ne derivano e che indeboliscono i lavoratori.
Prendono la parola gli insegnanti, che espongono ai colleghi e ai sindacalisti la situazione normativa e professionale in cui si trovano a lavorare. Gli interventi mostrano realtà molto diverse tra loro. In alcuni atenei (Bari, Lecce, Salerno) i lavoratori sono in stato di agitazione e si limitano ad applicare il mansionario presente nel loro contratto decentrato, mansionario che non prevede didattica frontale, ma solo assistenza allo studio. In alcuni atenei il contratto è soddisfacente, anche grazie a lunghe e meticolose trattative con le amministrazioni, e grazie alla sensibilità del Rettore (SienaStranieri, Roma Sapienza, Firenze, Venezia). In alcuni atenei (Verona) il Rettore ha espresso ufficialmente (nero su bianco) la solidarietà alla categoria, e si è impegnato per la ricerca di soluzioni nell'ambito della CRUI. Purtroppo, rimane la realtà di molti atenei in cui il Rettore è chiuso nella negazione alla categoria dei più elementari diritti professionali ed economici, e in questi casi la categoria è in forte sofferenza. Non mancano voci critiche nei confronti della FLCGIL, rivolte soprattutto all'assenza nel passato di un vero sostegno alla categoria e soprattutto a comportamenti poco comprensibile nella gestione della trattativa dell'ultimo CCNL Università, in cui la questione dei Lettori/Cel fu sganciata dal contratto nazionale complessivo, rimandata a una sequenza contrattuale successiva, e poi trascurata, quindi risolta in modalità che poco sono piaciute alla base, provocando tra le altre cose la perdita di un biennio economico e la negazione di qualsiasi funzione didattica.
Wolfango Pirelli dopo aver ascoltato con attenzione le testimonianze della base, propone un percorso che raccolga le diversità in una strategia comune e condivisibile.
1. Tutta la FLC CGIL, a livello sia nazionale che locale, non deve avere soltanto un ruolo di appoggio alla lotta della categoria dei Lettori/Cel, deve farsi carico di iniziative, avere un ruolo attivo e dinamico. Deve proporre, organizzare e realizzare, essere un motore di azioni.
2. Il Contratto Nazionale rimane e deve essere l'elemento forte e trainante della trattativa e, a questo, si dovranno aggiungere i contratti integrativi dei singoli atenei. Attualmente il CCNL non è sufficiente, occorre quindi averlo in tempi rapidi e con una struttura forte, in modo da dargli il ruolo di spinta e guida per i contratti locali.
3. L'atto di indirizzo proposto dall'ARAN non è accettabile, neppure come punto di partenza per una discussione. Ma è importante ricordarsi che l'atto di indirizzo non è il contratto. Ci sono tanti nodi da sciogliere compreso quello sui lettori/cel e così com'è questa proposta della controparte è irricevibile. L'ipotesi più sensata rimane quindi quella delle sequenze contrattuali. Per la prima volta infatti nel monte salari c'è la voce "Lettori e Cel", anche se adesso non è possibile affrontare la questione dell'assetto. La strategia proposta dalla FLC CGIL è la seguente:
a) gli incrementi salariali si avrebbero subito per tutto il personale dell'Università;
b) si toglierebbe dal CCNL questioni che altrimenti lo bloccherebbe;
c) in una sequenza contrattuale specifica si giungerebbe alla soluzione auspicata anche grazie al sostegno compatto delle forze sindacali e dei lavoratori tutti dell'Università.
Nel frattempo la CRUI avrebbe il tempo e il modo di riaprire una discussione interna sulla questione Lettori/Cel, vista anche l'apparente e nuova disponibilità di alcuni Rettori a sostenere le richieste della categoria.
Joëlle Casa e Wolfango Pirelli riassumono le azioni condivise:
- In caso di mobilitazione a seguito di una chiusura della CRUI e della sua ostinazione a considerare gli insegnanti di lingua come parte del PTA, la prossima forte iniziativa sarà davanti all'Università di Viterbo.
- Le iniziative territoriali sono da condividere, da coordinare e da considerare vere risorse e apprezzabili momenti di solidarietà per l'intera categoria.
- Incontri regionali con RSU, lettori/cel, comitati degli iscritti e responsabili delle strutture saranno organizzati sul territorio allo scopo di sensibilizzare, coordinare e mobilitare se necessario l'insieme della FLC CGIL.
- La categoria in ogni ateneo deve attivarsi, anche presso la sede FLC CGIL o contattando il responsabile dell'università, affinché si scriva rapidamente ai rettori, partendo dal documento della Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Lingue relativo all' Emergenza lingue straniere, per sollecitare un loro impegno a chiedere alla CRUI di spingere ad una soluzione contrattuale che vada nella direzione da noi indicata.
- Sono state individuate tre persone con il compito di riformulare, con valenza nazionale, il documento di Venezia allo scopo di sensibilizzare tutte le associazioni degli studenti sulla questione IUML. La segreteria nazionale s'impegna a farlo recapitare all'UDU.
La FLG CGIL, convinta che l'effettiva rinascita della formazione linguistica universitaria italiana non può che passare attraverso il riconoscimento dell'attività didattica svolta dai lettori e dai cel di lingua madre, s'impegna a proseguire con determinazione la strada intrapresa a tutela, non solo della categoria degli IULM, ma anche degli studenti italiani che hanno diritto ad una formazione linguistica universitaria che permetta loro di competere, in un mercato del lavoro ormai globalizzato, con tutto gli altri giovani europei.
L'assemblea si chiude alle ore 17.00
Il segretario
Maurizio Spagnesi
Insegnante Universitario di Lingua Italiana per Stranieri presso l'Università SienaStranieri
mercoledì 23 aprile 2008
6 maggio: assemblea nazionale dei Lettori a Roma
Il 6 maggio prossimo si terrà a Roma un incontro nazionale incentrato sulle problematiche dei Lettori e dei CEL, partendo dalla situazione del contratto nazionale. La partecipazione è aperta a tutti gli interessati, iscritti o meno al sindacato. Vi riporto la comunicazione della FLC-CGIL nazionale con i dettagli dell'incontro:
Il giorno 6 maggio 2008 è convocata, in forma allargata cioè non solo iscritti FLC CGIL, un’assemblea con tutti i lettori ed i cel di madrelingua che vorranno parteciparvi al fine di fare il punto sulla situazione attuale. Ripercorreremo le iniziative fino ad ora intraprese e parleremo della situazione contrattuale in atto ed infine decideremo insieme le azioni ed iniziative future. Considerati gli stati di agitazione in atto in vari atenei, la partecipazione di tutti i responsabili FLC CGIL della categoria è auspicabile. L’incontro si terrà alla sede del Kirner in Via Ippolito Nievo, 35 a Roma (vicino alla sede del Centro nazionale di via Leopoldo Serra, 31) a Trastevere, dalle ore 10.00 in poi. Chiediamo alle strutture di diffondere in modo capillare l’iniziativa. Certi della buona riuscita dell’incontro e del vostro totale impegno, vi ringraziamo. A presto dunque.
Un abbraccio
Wolfango Pirelli.
I lettori e CEL interessati a partecipare sono pregati di comunicare la propria adesione entro il 30 aprile, in maniera da poter organizzare il viaggio (che dovrebbe avvenire a mezzo treno).
Per avere maggiori informazioni scrivere a:
FLC-CGIL Univeristà di Trieste
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